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DECRETO LIQUIDITA’: LE NOVITA’ IN PILLOLE

  • 30 Apr, 2020
  • Fabio Romano
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  • aiuti aziende, covid, liquidità,

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge n.23 del 08.04.2020 (c.d. Decreto Liquidità) contenente misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali in settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali.
Vediamo in estrema sintesi alcune fra le principali novità apportate dal Decreto:

SOSTEGNO ALLA LIQUIDITA’
Costituiscono senza dubbio il fulcro del Decreto in commento le disposizioni attraverso le quali ci si prefigge di sostenere la liquidità delle imprese e dei professionisti.
Il Decreto prevede la possibilità di ottenere finanziamenti bancari garantiti dallo Stato. Due i canali di accesso alle garanzie statali previste: la società pubblica Sace (parte del polo Cdp), soprattutto per le imprese più grandi, e il Fondo di garanzia per le Pmi (Mediocredito Centrale e ministero dello Sviluppo) che è più mirato a imprese fino a 499 dipendenti. I prestiti garantiti con le nuove regole non sono ancora operativi, occorre ancora l’autorizzazione della Ue, l’aggiornamento di alcune procedure interne di banche e Sace e l’aggiornamento della piattaforma informatica del Fondo di garanzia. Potranno servire alcuni giorni.

Il canale SACE
Si prevedono tre fasce.
– Garanzia statale che copre il 90% del prestito per imprese con meno di 5mila dipendenti in Italia e valore del fatturato fino a 1,5 miliardi.
– Garanzia all’80% per aziende con fatturato tra 1,5 e 5 miliardi o con più di 5mila dipendenti in Italia.
– Copertura al 70% per imprese con fatturato oltre 5 miliardi.
In ogni caso, l’importo del prestito garantito non potrà essere superiore al maggiore di questi due elementi: 25% del fatturato 2019 oppure il doppio dei costi del personale dell’impresa relativi al 2019, come da bilancio o da dati certificati (se l’impresa è nata dopo il 31 dicembre 2018 si fa riferimento ai costi del personale attesi per i primi due anni di attività). Sace ha nel frattempo attivato un numero verde: 800 020 030.
I vincoli
Ad ogni modo, l’impresa beneficiaria (o altre imprese del medesimo gruppo) non potrà distribuire dividendi o riacquistare proprie azioni nel corso del 2020. L’azienda, poi, sarà chiamata ad assumere l’impegno a gestire i livelli occupazionali attraverso accordi sindacali. Dovrà inoltre rispettare una clausola made in Italy, cioè dovrà usare il finanziamento solo per attività localizzate in Italia.
I costi e la durata
I prestiti vanno restituiti in sei anni, con preammortamento possibile fino a due anni. Le commissioni sono differenziate. Per le Pmi, in rapporto all’importo garantito, sono pari a 0,25% il primo anno, 0,5% il secondo e terzo, 1% dal quarto al sesto. Per le imprese più grandi sono invece pari a 0,5% dell’importo garantito il primo anno, 1% secondo e terzo, 2% dal quarto al sesto.
Le procedure
Per la prima fascia, sotto 1,5 miliardi di fatturato, la procedura è la seguente: domanda alla banca, che in caso di delibera positiva richiede la garanzia alla Sace. Quest’ultima processa la richiesta ed emette un codice del finanziamento, che la banca poi eroga. Per le imprese più grandi procedura più complessa: occorrerà un decreto Mef-Mise.

Il canale Fondo di Garanzia
In questo caso la garanzia di base sarà del 90%, per importo massimo garantito di 5 milioni di euro.
I finanziamenti avranno durata massima di 6 anni con un importo limitato. Si sale al 100% per finanziamenti fino a 25mila euro, e comunque entro il 25% dei ricavi, destinati non solo alle imprese fino a 499 dipendenti ma anche ai lavoratori autonomi. Per questa categoria di prestiti non c’è valutazione del merito di credito, basta Un’autocertificazione sui ricavi. La restituzione è in sei anni con inizio del rimborso del rimborso non prima di due anni.
Per chi ha ricavi fino a 3,2 milioni
Sempre con il Fondo di garanzia è prevista una garanzia al 90% che può arrivare al 100% se l’ulteriore 10% è garantito dai consorzi fidi privati (Confidi). In questo caso possono accedere al finanziamento solo imprese, fino a 499 dipendenti, che abbiano ricavi fino a 3,2 milioni. E comunque entro il 25% del fatturato, quindi entro un prestito di 800mila euro. Serve un’autocertificazione che attesti i danni da Covid 19.
I costi e la durata
Per tutte le operazioni del Fondo, fino al termine del 2020, l’accesso è gratuito. Per i prestiti fino a 25mila euro è comunque previsto un tasso di interesse, anche se basso, rapporto al Rendistato con una maggiorazione dello 0,2% (si può stimare un valore tra 1,2 e 2%). Nel caso della seconda categoria, per aziende fino a 3,2 milioni di ricavi, il testo non prevede invece un cap cioè un tasso minimo ne’ una durata massima del rimborso prefissata.
Le procedure
Come detto, per i prestiti fino a 25mila euro, non ci sarà valutazione del merito di credito del beneficiario. Per le altre categorie, prestiti al 90% o prestiti al 90% Stato+10% Confidi, ci sarà comunque un’istruttoria bancaria anche se alleggerita. Si valuterà infatti solo la struttura economica- finanziaria dell’azienda con esclusione della valutazione andamentale, che è quella relativa agli ultimi sei mesi quindi quella che più può risentire della crisi in corso.

E-FATTURE: NUOVO CALENDARIO PER L’IMPOSTA DI BOLLO
Il decreto modifica il calendario delle scadenze per il pagamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche. Ad alcune condizioni: infatti, nell’ipotesi in cui l’imposta di bollo sulle e.fatture relative al primo trimestre 2020 sia inferiore a 250 euro, il versamento può essere effettuato entro la scadenza del secondo trimestre, quindi entro il 20 luglio. Nel caso in cui, invece, risulti inferiore a 250 euro l’importo complessivo dell’imposta dovuta per i primi sei mesi dell’anno, allora il versamento può essere posticipato alla scadenza prevista per il versamento del terzo trimestre, quindi al 20 ottobre 2020. Nulla cambia, invece, per le scadenze di versamento dell’imposta di bollo dovuta per le fatture elettroniche emesse nel terzo e quarto trimestre.

MISURE FISCALI E CONTABILI
Nel campo fiscale il decreto, in aggiunta alle misure già previste con il “Cura Italia”, dispone:
– la sospensione del pagamento IVA, ritenute e contributi per i soggetti con calo di fatturato di almeno il 33% dei ricavi/compensi sotto i 50 milioni e di almeno il 50% per chi ha redditi superiori a 50 milioni;
– la sospensione in ogni caso dei detti versamenti per i soggetti che hanno iniziato ad operare dal 1° aprile 2019;
– la sospensione del versamento IVA per i residenti delle 5 province più colpite (Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Piacenza), se il calo del fatturato sia di almeno il 33% a prescindere dalla soglia di fatturato dei 50 milioni.
I versamenti sospesi saranno effettuati a giugno, con la possibilità di rateizzazione in 5 rate.
La sospensione delle ritenute d’acconto sui redditi da lavoro autonomo prevista dal decreto “Cura Italia” viene estesa anche alle scadenze di aprile e maggio.
Tra le altre misure:
– l’estensione al 16 aprile del termine per i versamenti in scadenza il 20 marzo scorso e la scadenza per l’invio della Certificazione Unica è stata prorogata dal 31 marzo al 30 aprile;

MISURE PER GARANTIRE LA CONTINUITA’ AZIENDALE
Al fine di assicurare la regolare prospettiva di continuità aziendale, per le imprese che prima dell’emergenza sanitaria erano in equilibrio, il decreto prevede una serie di misure:
– possibilità in sede di redazione del bilancio in corso, di adottare i criteri di prudenza e di continuità alla luce della situazione emergente dall’ultimo bilancio chiuso;
– eliminazione delle cause di scioglimento societario per riduzione o perdita del capitale sociale;
– coinvolgimento dei soci nell’accrescimento dei flussi di finanziamento verso la società, disattivando in questa fase i meccanismi che in via ordinaria li pongono in secondo piano rispetto ai creditori;
– sospensione dei termini di scadenza ricadenti o che iniziano a decorrere nel periodo il 9 marzo 2020 ed il 30 aprile 2020 relativi a vaglia cambiari, a cambiali e ad ogni altro titolo di credito o atto avente forza esecutiva.
Anche per la disciplina del fallimento sono state considerate le seguenti misure:
– sottrarre le imprese all’apertura del fallimento e alle altre procedure fondate sullo stato di insolvenza, sino a quando durerà l’emergenza;
– sterilizzare il periodo dell’emergenza ai fini del calcolo delle azioni a tutela dei creditori (quindi quando il periodo emergenziale sarà passato, i creditori potranno se del caso proporre le azioni revocatorie);
– viene disposto il rinvio integrale dell’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. n. 14/2019) al 1° settembre 2021.

GIUSTIZIA
Con l’attuale decreto viene previsto l’ulteriore spostamento, dal 15 aprile all’11 maggio, del termine concernente:
– il rinvio d’ufficio delle udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari,
– la sospensione del decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali (indagini preliminari, adozione di provvedimenti giudiziari e deposito della loro motivazione, proposizione degli atti introduttivi del giudizio e dei procedimenti esecutivi, impugnazioni e, in genere, tutti i termini procedurali);
– la sospensione dei termini per la notifica del ricorso in primo grado innanzi alle Commissioni tributarie.

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