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EQUIVALENTI LE FIRME DIGITALI PAdES E CAdES

  • 27 Mar, 2019
  • Fabio Romano
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Il Supremo Collegio, a Sezioni Unite, con la sentenza n.10266, depositata il 27 aprile 2018, sancisce, in tema di validità della firma digitale apposta ai documenti informatici del processo civile telematico notificati a mezzo Pec, il seguente principio di diritto: Secondo il diritto dell’UE e le norme, anche tecniche, di diritto interno, le firme digitali di tipo CAdES e PAdES, sono entrambe ammesse ed equivalenti, sia pure con le differenti estensioni <*.p7m> e <*.pdf>, e devono, quindi, essere riconosciute valide ed efficaci, anche nel processo civile di cassazione, senza eccezione alcuna”

La questione trae origine dal contenuto dell’eccezione sollevata dalla parte ricorrente in ordine alla ritualità della notifica effettuata tramite PEC di uno dei controricorsi, atteso che i files allegati alla PEC della notifica avevano estensione *.pdf e non *.p7m e, pertanto, erano da ritenersi privi di firma digitale.

La Sezione Sesta della Corte di Cassazione, giudicata la fattispecie di massima importanza, ai sensi dell’art.374, comma 2 c.p.c., con l’ordinanza interlocutoria n. 20672/2017 del 31 agosto 2017, rimetteva gli atti al Primo Presidente affinchè potesse valutare l’opportunità di assegnare la trattazione del ricorso alle Sezioni Unite.

La quaestio iuris che la sezione sesta della Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite attiene alle regole sulle specifiche tecniche degli atti del processo in forma di documento informatico, in particolare in riferimento all’estensione dei files in cui essi si articolano ed infine, in caso di violazione di queste, all’applicabilità della sanatoria degli atti nulli per raggiungimento dello scopo prevista dall’art.156 c.p.c..

A parere del collegio rimettente, in osservanza del provvedimento ministeriale del 28/12/2015, a garanzia dell’autenticità del file contenente il documento informatico e della conseguente necessaria apposizione della firma digitale, risulterebbe indispensabile l’estensione <*.p7m>.

Intervenuta la Suprema Corte a sezioni unite, ha provveduto, con la sentenza citata, ad una ineccepibile soluzione della questione di diritto, effettuando una precisa disamina della normativa euro-unitaria e di quella domestica e concludendo per l’assoluta equivalenza fra i diversi formati CAdES e PAdES.

Spiega il Supremo Consesso che secondo il diritto dell’UE, le firme digitali di tipo CAdES e PAdES, ovverosia CMS (Cryptographic Message Syntax) Advanced Electronic Signatures, oppure di tipo PAdES, ovverosia PDF (Portable Document Format) Advanced Electronic Signature sono equivalenti e devono essere riconosciute e convalidate dai Paesi membri. Infatti, al fine di garantire una disciplina uniforme della firma digitale nell’UE, sono stati adottati gli standards europei mediante il c.d. regolamento eiDAS (electronic Identification, Authentication and trust Services, ovverosia il Regolamento UE n.910/2014) che impongono agli Stati membri di riconoscere le firme apposte secondo determinati standards tra i quali figurano sia quello CAdES sia quello PAdES (Cons. Stato, sez.3, 27/11/2017, n.5504).

Passando all’analisi della normativa domestica, le Sezioni Unite, affermano che, analogamente alle disposizioni euro-unitarie, non può che escludersi un’esclusiva dell’utilizzo della firma digitale CAdES, al contrario il documento informatico può essere indifferentemente firmato digitalmente con formato CAdES o PAdES in quanto in entrambi i suddetti standards è presente il certificato di firma all’interno della busta crittografica. Tanto si evince dai documenti ufficiali dell’Agenzia per l’Italia Digitale, la quale, definita la firma digitale come lo strumento che conferisce al documento informatico le specifiche caratteristiche della a) autenticità, b) integrità e c) non ripudio, specifica che quella in formato CAdES dà luogo ad un file con estensione *.p7m e può essere apposta a qualsiasi tipo di file, ma per visualizzare il documento sottoscritto è necessario utilizzare apposite applicazioni, mentre la firma PAdES, nota come “firma PDF” dà luogo ad un file con estensione *.pdf, leggibile con i comuni lettori disponibili per tale formato. Ancora, il Supremo Collegio fa riferimento anche all’art.12 del decreto dirigenziale del 16 aprile 2014, rubricato “TRASMISSIONE DI ATTI E DOCUMENTI INFORMATICI”, in materia di processo civile, il quale prevede, al comma 2, entrambi i formati di firma digitale.

La Suprema Corte, in conclusione, enunciando il principio di diritto ut supra riportato, sancisce l’assoluta equivalenza fra i due formati di firma digitale PAdES e CAdES e pertanto entrambe valide ed efficaci le estensioni *.pdf e *.p7m dei files contenenti i documenti informatici, ritenendo conseguentemente assorbita la questione dell’applicabilità della sanatoria per il raggiungimento dello scopo ex art. 156 c.p.c..

Le inevitabili conclusioni alle quali addiviene la Suprema Corte, hanno indubbiamente effetti anche in ordine alla notifica a mezzo PEC degli atti impositivi ed esattivi. Innegabilmente stridono con il principio sancito delle Sezioni Unite, le numerose pronunce delle corti di merito (ex multis C.T.R. Liguria, sent. n.1745 del 7.12.2017; C.T.R. Campania, sent. n.9464 del 9.11.2017; C.T.P. Bari, sent. n.1549 del 23.5.2017) le quali hanno ritenuto giuridicamente inesistenti le notifiche a mezzo PEC, in quanto il documento allegato recava estensione *.pdf in luogo dell’estensione *.p7m, l’unica, a parere dei giudici di merito, atta a garantire l’integrità e l’immodificabilità del documento informatico.

Appare evidente che il decisum delle Sezioni Unite da un lato confermi sine dubio l’assoluta necessità dell’apposizione della firma digitale al fine della stessa esistenza del documento informatico, ma altresì affermi la piena validità della firma PAdES in formato *.pdf.

Alla luce di quanto esposto, i giudici di merito, in conformità al principio sancito del Supremo Consesso, dovranno, in riferimento all’eccezione della parte ricorrente circa l’inesistenza della notifica a mezzo pec dell’atto impostivo o esattivo per omessa apposizione della firma digitale, accertare, sulla base delle prove fornite dalla parte resistente, che il file trasmesso sia corredato o meno dalla firma digitale, prescindendo dall’estensione dello stesso. Qualora non emerga dagli atti di causa che il documento telematicamente trasmesso sia stato firmato digitalmente, si configurerà una ipotesi di inesistenza giuridica della notificazione, la quale non potrà trovare alcuna sanatoria per raggiungimento dello scopo.

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