Fabio Dott. Romano
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I FINANZIAMENTI DEI SOCI NELLE SOCIETA’ DI CAPITALI

  • 19 Dic, 2016
  • Fabio Romano
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E’ pratica diffusa, seppur risulti essere una cattiva abitudine,  quella dell’imprenditore che, non distinguendo il proprio denaro rispetto a quello della società di cui risulta essere socio, utilizza in modo promiscuo le personali risorse finanziarie e quelle della società .

Pertanto accade spesso di vedere nei bilanci di esercizio la voce “Debiti per finanziamenti da soci”, che racchiude, il più delle volte, le anticipazioni finanziarie effettuate personalmente dai soci per conto della società, risultando totalmente assente un qualsivoglia contratto che regoli il finanziamento fra i due soggetti.

Ebbene tali tipologie di finanziamenti  devono essere accuratamente documentate per diversi ordini di motivi.

In primo luogo al fine di superare la presunzione di fruttuosità. Infatti, salvo diversa pattuizione, si presume che su tali finanziamenti maturino interessi che dovranno ovviamente scontare la specifica tassazione.

In secondo luogo perché l’Agenzia delle Entrate, qualora rinvenga tali finanziamenti, se non accuratamente documentati, riterrà che gli stessi siano in realtà frutti di un’omessa fatturazione da parte della società, con la conseguente ripresa a tassazione di un importo pari ai finanziamenti stessi oltre all’applicazione delle relative sanzioni ed interessi, nonché la conseguente estensione della pretesa anche in capo ai soci finanziatori.

A corroborare il ragionamento dell’Amministrazione Finanziaria vi è purtroppo anche una recente pronuncia della Corte di Cassazione, la quale ha affermato che i finanziamenti infruttiferi dei soci, se ingiustificati, possono essere considerati ricavi in nero. Non solo, i Supremi Giudici affermano inoltre che l’onere probatorio ricada sul contribuente, il quale non potrà limitarsi a dimostrare la propria capacità reddituale al fine di giustificare il finanziamento effettuato, ma dovrà dimostrare l’effettività dell’operazione di finanziamento.

Tale pronuncia, assolutamente non condivisibile a parere dello scrivente, non solo inverte l’onere della prova che in realtà dovrà essere sempre a carico dell’Amministrazione Finanziaria, ma rende perdipiù “diabolica” l’eventuale prova da fornire da parte del socio finanziatore che abbia effettuato apporti per contanti alla società, il quale, senza poter utilizzare quale argomentazione la congruità della propria capacità reddituale, in quale maniera potrà provare l’effettività dell’operazione?

L’operazione di finanziamento non documentata potrebbe tuttalpiù costituire un mero indizio sulla base del quale l’A.E. dovrebbe poi compiere ulteriori verifiche al fine di accertare un’omessa fatturazione, così come viene affermato, in maniera assolutamente condivisibile, da alcune pronunce di merito “In carenza di ulteriori riscontri probatori e quindi in via esclusivamente presuntiva, il prestito del socio non può considerarsi quale ulteriore ricavo non contabilizzato”.

Gli imprenditori dovranno avere cura di documentare e regolare in maniera precisa qualunque finanziamento erogato alla propria società, in quanto, anche agendo in buona fede, potranno andare incontro a non poche complicazioni, dalle quali potranno poi uscire indenni solo con l’aiuto di un buon tributarista ed un po’ di fortuna.  

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